L’ultimo appello del condannato B. prima della forca parlamentare

“Noi siamo avversari politici”, premette, “ma prima di prendere una decisione valutate attentamente le nuove prove, testimonianze e documenti che sono arrivati dopo la sentenza della Cassazione”. A due giorni dal voto sulla sua decadenza in Senato, Silvio Berlusconi convoca una conferenza stampa, presenta le carte americane che ribaltano il teorema giudiziario della procura di Milano nel caso Mediaset e, rivolto ai senatori del Pd e del Movimento 5 stelle, politicizza il suo caso giudiziario: chiede per lettera agli avversari di non macchiarsi le mani di sangue. Editoriale Napolitano, Letta e Alfano asserragliati contro il principio di realtà
26 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 13:52 | 23 AGO 20
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“Noi siamo avversari politici”, premette, “ma prima di prendere una decisione valutate attentamente le nuove prove, testimonianze e documenti che sono arrivati dopo la sentenza della Cassazione”. A due giorni dal voto sulla sua decadenza in Senato, Silvio Berlusconi convoca una conferenza stampa, presenta le carte americane che ribaltano il teorema giudiziario della procura di Milano nel caso Mediaset e, rivolto ai senatori del Pd e del Movimento 5 stelle, politicizza il suo caso giudiziario: chiede per lettera agli avversari di non macchiarsi le mani di sangue. “Stiamo aspettando altre carte da Hong Kong, dalla Svizzera e dall’Irlanda che smontano completamente la tesi accusatoria costruita nei miei confronti”, dice. E dunque il Cav. descrive la gigantesca gogna che ha devastato la sua immagine pubblica di capo democratico, di uomo della democrazia rappresentativa. “Sono stato più volte presidente del Consiglio e ho vinto per tre volte le elezioni”, ricorda, “ma che figura ci fa l’Italia?”. Berlusconi legge, rivela il contenuto clamoroso delle carte, poi parla a braccio, e infine risponde alle domande dei giornalisti che affollano la sede di Forza Italia a piazza San Lorenzo in Lucina. Il suo non è un caso personale, spiega il Cav., e non può essere tenuto distinto dal resto, cioè dalla stabilità di governo, dall’agenda delle priorità di Giorgio Napolitano (“che non mi ha mai garantito nulla”), né dal corretto funzionamento della stessa democrazia. “Sono un cittadino esemplare”, ha detto l’ex presidente del Consiglio, “andrò fino in fondo con la revisione del processo e con il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Devo uscire da questo attacco per quello che sono, un cittadino che ha sempre pagato le tasse dando un contributo positivo al suo paese. Ma l’attacco nei miei confronti – spiega il leader del centrodestra – è durissimo, oltre che ingiusto”. E insomma la democrazia sanguina, si è insinuato un dubbio di fondo sul suo funzionamento imparziale – dice Berlusconi – perché gli atti di giustizia si trasformano “in una persecuzione personale”. Il 27 si terrà a Roma una grande manifestazione di solidarietà a Berlusconi. Gli uomini di Angelino Alfano non parteciperanno. Le parole del Cavaliere “non sono condivisibili”, secondo Roberto Formigoni.
I documenti presentati ieri dal Cav. in conferenza stampa, e già consegnati al tribunale di Brescia dai suoi legali, dovrebbero consentire la revisione del processo Mediaset, quello per il quale Berlusconi è stato condannato in via definitiva dal giudice Esposito (il magistrato dell’intervista galeotta al Mattino) a quattro anni di reclusione per frode fiscale. Le carte consistono in un’intercettazione e in un accertamento del fisco americano su Frank Agrama, l’uomo che ha truffato il Cavaliere e il fisco ma che, secondo l’accusa, era socio occulto di Berlusconi e suo complice. “Contiamo di avere dodici testimonianze”, ha spiegato il Cavaliere ai giornalisti, “di cui più della metà, credo sette, completamente nuove” per avanzare la richiesta di revisione del processo.

Il contropotere golpista di Md
L’invito, politico e civile, di Berlusconi ai suoi colleghi senatori di Pd e M5s è di non rendersi complici di un’esecuzione politica a mezzo giudiziario. L’appello è fortissimo: nemmeno Napolitano, nemmeno il garante della Costituzione, può tirarsi fuori dal dovere di correggere la grave stortura che si è prodotta. Ma la macchina del giustizialismo chiodato si è messa in moto, il sinedrio si riunisce domani e il cappio è pronto. “Si vota mercoledì, niente rinvii e nessuna deroga”, dice Luigi Zanda del Pd al termine della conferenza dei capigruppo del Senato. Ma chissà. Manca l’intesa sul calendario dei lavori per quanto riguarda la Legge di stabilità. Le due questioni, stabilità e decadenza, appaiono collegate: se non si trova l’accordo sulla Legge di stabilità, il voto sulla decadenza potrebbe anche slittare malgrado la fretta del centrosinistra (“Berlusconi è pericoloso per le istituzioni”, dice Danilo Leva del Pd) incendiato dai suoi soliti riflessi forcaioli e maramaldi, subordinati al contropotere della magistratura: “La revisione del sistema giudiziario è una necessità per garantire la libertà dei cittadini e la democrazia, che oggi è dimezzata”, ha infatti ricordato Berlusconi. Pier Ferdinando Casini ha raccolto le parole del Cav., presenterà domani una pregiudiziale per rinviare il voto sulla decadenza e aspettare la decisione definitiva della Cassazione sulla durata dell’interdizione.